venerdì 27 gennaio 2012

Archeofuturo

Chi conosce le mie passioni sonore e la mia musica sa che ho il chiodo fisso della ricongiunzione tra antico e futuro. Vivo in un rifiuto pasoliniano della modernità. perennemente a caccia di un avvenire che affondi nella tradizione ancestrale dei miei avi. E' per questo motivo che vi presento il primo dei work in progress di Salvatore Carannante; si tratta di registrazioni che Salvatore sta effettuando in uno degli angoli più carichi di storia e cultura in Italia: i Campi Flegrei, in provincia di Napoli. Queste terre sono state abitate da Greci e Romani che hanno lasciato segni indelebili e fantastici. Non solo architetture di pietra, ma anche Mito e Immaginario, che per quelli come me e Salvatore, non sono rovine ma fonte di vita. Salvatore usa oggetti riciclati, scarti di una civiltà di morte, riportandoli alla vita tramite il suono taumaturgico che viene restituito dai sacri templi insediati non lontano dalle porte dell'Ade.
Grazie Salvatore




Temple of Mercury from Salvatore Carannante on Vimeo.

4 Commenti:

  1. Francesco PanzettiJan 28, 2012 03:13 AM

    So che il silenzio umano è una condizione importantissima per la riuscita di questa splendida performance, ma mi chiedo se non potremmo farne un evento live... Un percorso di performance sonore.
    Ti prego, Andrea, è stupendo! Io adoro queste cose e Salvatore è un grande artista, pieno di umiltà e sensibilità!

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  2. Figurati se non mi piacerebbe!! E' solo questione di tempo.... sigh

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  3. Trovo molto interessante, e soprattutto coinvolgente, la ricerca delle fonti del suono nei luoghi della memoria e delle origini. Da dove nasce, da quale falda scaturisce, l'onda di pressione che con delicatezza increspa le calme acque del silenzio? Il lavoro di Salvatore Carannante sembra il report audiovisivo dell'ultima tappa di una ricerca infinita, che si protrae da una distanza indefinibile. La scaturigine dell'attività musicale è avvolta infatti nel mistero, sebbene l'archeologia musicale si affianchi con gli affilati ed allo stesso tempo esigui strumenti dell'indagine scientifica, ai carmi artistici di Carannante e Arcella nella celebrazione rituale del mito originario della musica. Mai catturato da un'unica narrazione antica ma sempre disperso e parcellizzato, tra le figure ora di Orfeo e Davide, ora del circolo delle Muse. Segno di una pluralità di epifanie che va a braccetto con l'ineffabilità del significato musicale, sempre plastico e pronto ad adattarsi alle esigenze dell'ascoltatore, vero protagonista dell'attribuzione di senso ad ogni canto, ad singolo evento sonoro. Le origini biografiche mi riportano alle esplorazioni nel sottosuolo napoletano degli anni Settanta, condotte a lume di candela e senza l'aiuto delle associazioni culturali che solo molti anni dopo hanno portato alla luce, non so con quale esito nella sensibilità locale, un mondo particolarissimo che forse non meritava la destinazione turistica dell'odierna 'Napoli sotterranea'. Lodevole da un punto di vista didattico ma irrispettosa di un privato ancestrale che Carannante sembra invece percorrere con passo discreto e timoroso, tipico dell'humus, che inumidisce la terra per generare vita.

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  4. Ai vostri complimenti, non posso fare altro che ringraziarvi, in "silenzio". Così come ringrazio Andrea, un autentico artista.
    …ripercorrere musicalmente l’esperienza di un visitatore, che una volta entrato nel Tempio di Mercurio assume un comportamento strettamente legato al suono e all’evoluzione nell’ambiente. Comportamento che spesso si manifesta in ascolto “attivo”, in produzione di suoni e rumori, in interazione musicale con lo spazio…in quei luoghi, vivi più di prima.
    Grazie ancora a tutti.
    Sal.

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