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Identità (2010)
Italiano
La voce prova a scandire lo Stabat Mater, la preghiera che consente di ritrovarci riconoscendo il dolore della nostra condizione. Le consonanti afone, fra sibilanti e fricative, si susseguono spasmodiche per arrivare al pieno suono vocalico. Un'opposizione tra suoni ambigui, carichi di risonanze ostili, ed un canto siciliano che racconta del tentativo di Maria di opporsi all'arresto del Cristo; praticamente un antefatto allo Stabat Mater.
Il brano è costruito su rielaborazioni elettroniche a partire da materiali preregistrati. Le principali fonti sono le registrazioni di una performer che scandisce varie consonanti prese dai versi dello Stabat Mater, le riprese di suoni ambientali registrati da me a L'Aquila poco dopo il terremoto ed infine una vecchia registrazione di un canto tradizionale siciliano. Il titolo del brano mi è stato suggerito da una frase che ho sentito da un cantastorie: "il popolo che perde la propria voce non è più un popolo". Ho pensato che la nostra Identità, sia individuale che sociale, ovvero la nostra eredità culturale, non deve essere dimenticata nemmeno in questo mondo che consuma qualsiasi cosa alla velocità della luce.
English
The voice tries to pronounce the Stabat Mater, the prayer that let us to find ourselves and to aknowledge the pain of our own human condition.The unvoiced consonants must follow one another without a break till to reach the sound between sibilant and fricative tones.A strong contradiction among obscure, hostile sounds and a Sicilian melody telling the story of Mary, who tries, overcame by despair, to oppose with all her strenght the arrest of her son, Jesus Christ. Actually we can consider it a previous history to the Stabat Mater.
Elementi I (2010)
Nel brano si alternano sonorità naturali e artificiali così come vi è un'alternanza tra momenti sonori impulsivi e fasce che si contendono dialetticamente il fronte sonoro. Un doppio glissando senza fine nella parte centrale vuole ricordarci che le illusioni e i paradossi acustici non sono altro che lo specchio dei nostri paradossi esistenziali. Alla fine la voce ci suggerirà che la risposta non può che essere dentro di noi.
Il brano è stato realizzato con un software ispirato al celebre sistema UPIC di Iannis Xenakis.
5P (2009)
Questo brano è un omaggio ad un grande poeta: Pier Paolo Pasolini. Il suo testo “Alì dagli occhi azzurri” descrive la realtà degli sbarchi clandestini con alcuni decenni di anticipo ed è una dichiarazione d'amore per gli umili di tutti i sud del mondo. Secondo il poeta questi reietti continuano a portare il germe della vita a dispetto delle potenze occidentali che li vorrebbero ghettizzati e confinati nei loro paesi di origine.
I suoni, caldi o taglienti, generati con mezzi tecnologici, gareggiano con la voce dell'attore; talvolta lo accompagnano, più spesso competono con quest'ultimo. Il tromblauto è un flauto traverso suonato con una tecnica non convenzionale, che crea una sonorità ancestrale ed evocativa. Il tromblauto è uno strumento inesistente per l'organologia così come sono inesistenti ai nostri occhi le miriadi di anime che giungono sulle nostre coste.
Oltre il velo di Sherazade (2008)
Oltre il Velo di Sherazade by Andrea Arcella
Sherazade, nella mitica fiaba delle Mille e una notte, è un donna che ce l'ha fatta. Molte altre no. Il brano, inserito in uno spettacolo teatrale con lo stesso titolo e accompagnato da una proiezione di immagini, nasce da una riflessione sulla condizione femminile.